Pinocchio

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Dopo tante indiscrezioni, curiosità e sbirciate sul set, l'attesa è finita ed è giunto il momento di ammirare il nuovo lavoro di Matteo Garrone, alle prese con una figura celebre e complessa, sempre con quello stile narrativo/visivo che lo contraddistingue, e spesso eleva rispetto alla media degli autori suoi coetanei: Pinocchio non si rivela altro, quindi, se non il proseguimento del percorso intrapreso dal regista romano all'inizio della sua carriera, costellato di opere di rara personalità ed intensità. Si pensi all'apprezzatissimo Dogman o al potente Gomorrah, separati da dieci anni di attività ma entrambi tasselli fondamentali nella Storia del Cinema italiano (e non solo).
Garrone si cimenta stavolta con l'universo immaginario creato da Carlo Collodi nel lontanissimo 1881, al quale decide di dare nuova linfa mettendoci del suo e realizzando una pellicola tanto suggestiva quanto discutibile dal punto di vista della riuscita.
Una vera e propria favola (prettamente per adulti) si delinea sullo schermo non appena si odono le bellissime note di Dario Marianelli, che prendono per mano lo spettatore e lo conducono a fare la conoscenza di Geppetto (uno straordinario Roberto Benigni, senza dubbio tra le cose migliori del progetto) e della piccola comunità di cui fa parte.
Dolorosamente povero in canna, l'abile falegname trova un'inaspettata, rinvigorente, motivazione nella “nascita del suo figliolo, Pinocchio (Federico Ielapi), per il cui bene è disposto ad affrontare sacrifici e rinunce, proprio come ogni buon genitore farebbe.
Se però troviamo una forte carica di empatia ed emozioni nel personaggio di Geppetto, i problemi sorgono con il burattino, al quale è difficile legarsi, un po' per l'espressione sempre da impunito, un po' per le sue continue monellerie che mettono nei guai il babbo. Chiaro che ciò dipende dalla storia, presa para para (o quasi) dal romanzo per ragazzi di Collodi, ma alla fine dei conti sembra mancare un appiglio, di qualsivoglia tipo, che ancori l'attenzione, e soprattutto il cuore, di chi ascolta/osserva.
Non bastano le infinite ed indescrivibili suggestioni – da Sleepy Hollow al Ku Klux Klan – di una regia (ed uno sguardo) decisamente fuori dal comune, a sopperire alla sensazione di trovarsi dinanzi ad una sequela di episodi non ben amalgamati tra loro.
Nonostante tutto, si apprezza l'indiscutibile capacità di dare forma ad un universo magico caratterizzato da creature mostruose (non fa differenza se siano maligne o meno) e da un'atmosfera angosciante che non se ne va mai. E se si aggiunge la non così sottile critica alla società odierna – vedi la scena della scimmia-giudice – insieme al messaggio finale che giunge dal piccolo Pinocchio, non si potrà certamente sindacare sul reale valore del progetto.

Scheda film

Titolo Originale Pinocchio
Regia Matteo Garrone
Soggetto dal romanzo per ragazzi di Carlo Collodi
Sceneggiatura Matteo Gagliardi
Fotografia Nicolaj Bruel
Montaggio Marco Spoletini
Musica Dario Marianelli
Cast Federico IealpiMassimo CeccheriniRoberto Benigni
Distribuzione 01 Distribution
Origine FranciaItalia
Anno 2019
Genere Fantasy
Data di uscita Dicembre 19, 2019

Trailer

 
 

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