'C'era una volta...a Hollywood': incontro con regista e cast

 

Film del genere, che provocano un tale livello di aspettative e che fanno parlare di se sin dalle primissime immagini sul set, non ce ne sono molti. Se poi si parla di Quentin Tarantino e del suo ultimo progetto, ogni cosa viene esaltata al massimo, in attesa di vedergli finalmente prendere vita sul grande schermo. Presentato all'ultimo Festival di Cannes, C'era una volta...a Hollywood esce nelle sale italiane il 18 settembre, ma intanto il cineasta ha deciso di fare tappa a Roma, insieme a due dei suoi splendenti protagonisti, Margot Robbie e Leonardo DiCaprio per parlarne con i giornalisti.
Tarantino si definisce (come ha sempre fatto) un grande fan del nostro cinema, in special modo dei cosiddetti b-movies e di quel genere che è ormai leggenda, lo spaghetti western, di cui Sergio Corbucci e Sergio Leone sonoi massimi rappresentanti: "sogno di fare un cinema come quello, un cinema che sia larger than life (più grande della vita, ndr.); non a caso il primo libro che ho letto in materia si intitolava Italian Western: the Opera of violence". Particolarmente divertito - soprattutto dalle traduzioni italiane di alcuni titoli inglesi- oltre che divertente, il regista spiega come sia cambiato il cinema di oggi rispetto a quello del passato, un passato di cui fa parte anche la stessa Sharon Tate (interpretata dalla Robbie) protagonista di C'era una volta...a Hollywood, della quale il regista si era invaghito a circa sei anni scoprendola in The Wrecking Crew"avrebbe potuto avere una carriera nella commedia".
Dal canto suo la Robbie, sorridente e genuina, sottolinea quanto il contributo personale di Tarantino - come per esempio nella scena del cinema - le abbia permesso di sentire il progetto come qualcosa di intimo, aiutando tutti loro non solo nelle rispettive interpretazioni ma anche nella percezione di questa atmosfera: "sembrava di essere negli anni Settanta!"
Allo stesso modo DiCaprio elogia il regista con cui aveva già collaborato, esaltandone le capacità di scrittura e reinvenzione di mondi, grazie anche alla sua indiscutibile conoscenza del cinema in generale e alla sua sensibilità senza alcun dubbio particolare: "ho sempre cercato di migliorarmi come attore, di trovare autori in grado di arricchire le proprie sceneggiature e di permettermi di lavorare bene oltre che di crescere".



a cura di Sabrina Colangeli

 
 

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