IntoTheMusic: 'Transiberiana', il nuovo atteso disco del Banco del Mutuo Soccorso esce il 10 maggio

 

Esce sul mercato il 10 maggio “Transiberiana”, l’atteso album di inediti del Banco del Mutuo Soccorso per l’etichetta internazionale Inside Out Music/Sony Music Group.

La band torna a 25 anni di distanza dall’ultimo lavoro da studio, “13” uscito nel 1994.

Dopo tutti questi anni e la scomparsa di due tra i componenti storici del gruppo, Rodolfo Maltese e Francesco di Giacomo, il Banco torna, con una nuova formazione, per ribadire il proprio ruolo storico di protagonisti della scena prog rock italiana ed internazionale.

La band ha presentato il disco alla stampa presso la sede della Sony a Milano, a parlare con i giornalisti erano presenti il leader Vittorio Nocenzi, Filippo Marcheggiani e Tony D'Alessio.

Al giorno d'oggi è difficile spiegare cos'è il progressive rock ai ragazzi, questo nuovo album è  fortemente prog. Come siete riusciti a mantenere questa continuità sonora senza trasformarla in manierismo?

Vittorio Nocenzi: La prima cosa che ci siamo prefissi era di non fare il verso a noi stessi. Il prog nasce proprio per allergia al luogo comune, alla banalità. C'era quindi il rischio di fare il verso ai padri fondatori del genere, ovvero noi stessi. Quindi ci siamo messi dei paletti. Il disco doveva essere vero, ispirato e credibile e che raccontasse chi siamo e come la pensiamo. Un concept album che in quanto tale ci ha la possibilità di una narrazione ampia. L'idea di fare un disco che raccontasse un viaggio, come un libro, mi piaceva molto. Non è mai stata nostra intenzione riferirci ad uno schema prestabilito. L'idea di fare un disco che raccontasse un viaggio, come un libro, era affascinante, ma anche il concetto di verità è stato un punto centrale durante la lavorazione all'album. Ci siamo detti, ragazzi, un tempo dispari non fa rock progressivo, per fare un buon disco prog non devi fare il verso al prog, altrimenti diventa grottesco e incoerente. Perché è una musica che nasce anarchica. Nel prog un brano può durare 18 secondi come anche 19 minuti, ma la sostanza resta la stessa. Ed è così che noi facemmo “Salvadanio”. C'è anche il ritorno ai temi musicali, c’è una matrice che ci contraddistingue da sempre, uno sguardo alla musica sinfonica dell’800, ma quello che abbiamo voluto mostrare è anche l’evoluzione dello stile Banco, è un disco vero e per noi è importante.

Cinquant'anni di carriera di cui venticinque senza incidere album di inediti, come mai non è stato fatto prima questo album? Poteva così anche essere cantato da altre voci, ci pensate mai?

Vittorio Nocenzi: Certo che sì, però se non è accaduto è per evidenti motivi. Ci vuole ispirazione. La musica, come ogni arte, per me nasce dai tempi che vivi, dal contesto umano, che ti spinge a scrivere un brano una poesia o girare un film. Perciò quello che ha ispirato “Transiberiana”  è il vivere contemporaneo, evidentemente prima non avevamo maturato tutta una serie di considerazioni che sono state scatenate per questo lavoro. Col tempo poi abbiamo capito che era sbagliato aver dato troppo spazio ai concerti piuttosto che alla registrazione di un album. Infatti ora non vedo l'ora di registrare un nuovo album e recuperare il tempo perduto. Comunque non ha senso fare un disco se non si ha il piacere di farlo, prima evidentemente non lo sentivamo, ed è andata così. Forse anche il dolore di perdere due compagni di viaggio ci ha spinto verso questo nuovo lavoro.

È cambiato qualcosa nel vostro processo creativo? L'idea del viaggio è molto bella, quando hai intrapreso questo nuovo viaggio, dopo aver vissuto momenti non molto belli come la malattia e la perdita dei tuoi amici?

Vittorio Nocenzi: C'è sicuramente un nesso molto forte tra quello che ci è accaduto e il tema di questo concept album. Non potevano non cogliere la necessità di parlare del viaggio più importante che fa ognuno di noi, che è il vivere. Che è impegnativo. Il destino si è scagliato su questa band molto duramente: a febbraio viene a mancare Francesco, alla fine dell'estate io sono finito in coma per una emorragia cerebrale, il tre ottobre viene a mancare Rodolfo. Ci è sembrato una sorta di accanimento, come a dire “voi dovete sparire”. Chi mi conosce sa quanto io sia cocciuto, e mi sono detto: “Non ci sto! Ho ancora tanta musica da scrivere”. Chi non c'è più, col nostro lavoro continuerà a vivere.

Una domanda per Tony. Tu arrivi comunque da una radice prog? E cosa ci dici di X-Factor?

Tony D'Alessio: Io nasco rocker i miei primi dischi erano metal prog, la mia passione per questo tipo di musica c'è sempre stata. X-Factor per me è stato un gioco, mi sono molto divertito, ed è stato un modo per dire “guardate che ci sono anche io”. Sono stato molto me stesso, divertendomi fino alla fine.
Tornando all’album “Transiberiana”, per la prima volta è arrivato prima il titolo, poi la musica, racconta Nocenzi, c’è un richiamo esplicito al primo album, che riportava in copertina un salvadanaio, logo che qui viene ripreso con l’immagine di un mappamondo in cui si evidenzia il tracciato di un percorso mitico, la transiberiana, che sfiora i 10 mila chilometri. Per la musica mi ha ispirato molto Michelangelo, il terzo dei miei figli, che un giorno ha suonato al pianoforte un pezzo che mi ha fatto scattare la scintilla, da lì è iniziata l'avventura e abbiamo scritto a quattro mani “Transiberiana”. Dopo la fase musicale c'è stata la parte dei testi, e con Paolo Logli ho trovato un'intesa miracolosa. Una persona coltissima, romanziere e sceneggiatore, appassionato di musica e amante del Banco, è stato  quindi molto naturale come processo.

Il disco è composto da 11 tracce, più due bonus tracks live, con sonorità complesse e una estrema attenzione al background, tutti brani fortemente strutturati e ritmati.

Il Banco del Mutuo Soccorso è attualmente composto da Vittorio Nocenzi (pianoforte, tastiera e voce), Filippo Marcheggiani (chitarra elettrica), Nicola Di Già (chitarra ritmica), Marco Capozi (basso), Fabio Moresco (batteria) e Tony D'Alessio (lead vocal).

A breve verranno annunciate le date del tour.

testo e foto a cura di Cinzia Zagato

 
 

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