Il ritorno di Mary Poppins

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La signora elegante che scendeva dal cielo per arrivare davanti alla porta di casa della famiglia Banks a Viale dei Ciliegi a Londra ce la ricordiamo tutti. Come una di quelle immagini reali da sempre incastonata nella nostra memoria di bambini, curiosi e ancora ignari delle brutture del mondo. Eravamo lì incantati a guardare questa cosa prodigiosa che avveniva davanti ai nostri occhi con solo uno schermo a farci da barriera invisibile. Arriva lei, questa donna “praticamente perfetta sotto ogni aspetto!” a mettere ordine nelle vite e nei sentimenti, sempre provati, ma difficilmente espressi, della famiglia Banks. Sono altri tempi, è l’inizio del Novecento, i bambini devono fare i bambini, i padri andare al lavoro e non dimostrare altra tenerezza nei confronti dei propri figli se non provvedere ai loro fabbisogni primari, alle madri è richiesto il compito di essere angeli del focolare e dirigere la casa e la servitù negli ambienti alto-borghesi. Ma qualcosa sta cambiando, la donna vuole un ruolo diverso nella società, le suffragette stanno trovando il loro spazio nel mondo, manifestano, lottano per un mondo migliore e più giusto, come fa la signora Banks. In questo frangente, i piccoli Jane e Michael Banks sono due ragazzini pestiferi che non riescono a trattenere nessuna delle tate che la madre sceglie per loro, fino a quando il cambio della direzione del vento non porta loro Mary Poppins. E il resto è storia…
Era il 1964 e la Disney, quando Walt era ancora vivo e a capo della casa di produzione, realizza il suo film in live action divenuto poi un classico di tutti i tempi, amatissimo da molte generazioni di bambini diventati adulti, a firma del sottovalutato Robert Stevenson (certe sue pellicole considerate modeste negli anni Quaranta, come Gli amanti, L’ora del destino - il primo film americano con Michèle Morgan -, o La porta proibita sono dei piccoli e autentici capolavori). Protagonista è l’esordiente Julie Andrews, attrice inglese che a Broadway aveva appena spopolato con il musical di My Fair Lady e a cui questo film era stato concesso come premio di consolazione dopo che la Warner Bros. per l’adattamento cinematografico del testo di George Bernard Shaw le aveva preferito la ben più nota Audrey Hepburn, pur non avendo quest’ultima eccelse doti canore. A distanza di 54 anni, sulla scia dell’operazione della Walt Disney di oggi - molto diversa, di fatto una corporazione, da quella di allora – di realizzare in live action i suoi classici dell’animazione, per Mary Poppins, che in live action lo era già a suo tempo, è stato riservato un comeback, un ritorno, un sequel in sostanza. Non invecchiata di un giorno, Mary Poppins si ripresenta in Viale dei Ciliegi a ricoprire i suoi compiti non verso Jane e Michael, ma verso i tre figli di quest’ultimo, costretto a barcamenarsi con l’aiuto della sorella, una femminista convinta che ha preso tutto da sua madre, a gestire la vita domestica, le scarse entrate economiche determinate solamente da un non amato lavoro di cassiere di banca, che ha dovuto accettare abbandonando il sogno di pittore. Con loro è rimasta solo l’ormai anziana domestica Ellen, sulla via dell’Alzheimer. Siamo negli anni della Grande Depressione, la crisi economica ha causato problemi anche ai borghesi Banks, che ora rischiano di farsi portare via la casa dalla stessa banca per la quale lavora Michael; Bert, lo spazzacamino, è stato sostituito dal suo vecchio aiutante Jack, che ora gestisce le luci a gas delle strade, ma Viale dei Ciliegi è sempre lo stesso, l’ammiraglio Boom, ora in sedia a rotelle, suona sempre il cannone per ribadire l’orario, ma non riesce più a essere puntuale come un tempo, la magione dei Banks è scricchiolante, ma è sempre la loro casa, e i piccoli la amano molto perché è piena dei ricordi della loro madre che ora non c’è più.
Rob Marshall con Il ritorno di Mary Poppins (a Natale uscirà a tappeto in tutto il mondo, in Italia precisamente dal 20 dicembre) omaggia il film originale di Stevenson: rimandi e citazioni inseriti volutamente per richiamare il più possibile il grande classico del 1964, basandosi però su una nuova storia dei racconti della scrittrice australiana Pamela L. Travers (i libri sono pubblicati da Rizzoli). Ovviamente, l’intento non vuole essere quello di aspirare a essere il primo film, ma vivere della sua ombra con uno stile molto conforme, che è riuscito quando è pedissequo, un po’ meno quando prende qualche passaggio più suo, in particolare quando si “modernizza” con certi toni culturali contemporanei. Grandi nomi sono chiamati a rivestire piccoli, ma deliziosi ruoli: Meryl Streep, autoironica, è la cugina di Mary Poppins con un imprecisato accento russo, Dick Van Dyke a 92 anni – nel frattempo, rispetto a quando ha girato la pellicola, ha compiuto la novantatreesima primavera – balla il tip tap neanche avesse un terzo della sua età, Angela Lansbury ha la chiosa perfetta della venditrice dei palloncini. La magia, un po’ come quando si diventa grandi, se n’è andata, perché gli adulti, a differenza dei bambini, il giorno dopo hanno dimenticato le cose belle che li hanno coinvolti, ma – sostanzialmente - il film di ieri sta al film di oggi come Julie Andrews sta a Emily Blunt, chiamata a sostituirla. La differenza c’è, ma che ben venga anche questo.
Nel 1964, Mary Poppins ottenne ben 13 candidature ai Premi Oscar (all’epoca secondo solo a Eva contro Eva con 14 e a pari merito con Via col vento e Da qui all’eternità) e ne vinse cinque. Il ritorno di Mary Poppins probabilmente di candidature ne otterrà un discreto numero, ma certamente non 13, ma soprattutto non rimarrà così a lungo nella memoria dei posteri per una ragione molto semplice, di Mary Poppins ce n’è una sola.

Scheda film

Titolo Originale Mary Poppins Returns
Regia Rob Marshall
Sceneggiatura David Magee
Fotografia Don Beebe
Montaggio Wyatt Smith
Musica Marc ShaimanScott Wittman
Cast Ben WhishawEmily BluntMeryl Streep
Distribuzione Walt Disney Italia
Origine USA
Anno 2018
Durata 130'
Genere Family
Data di uscita Dicembre 20, 2018

Trailer

 
 

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