'Narcos: Messico': la conferenza stampa da Lucca Comics and Games

 

Si è tenuta a Lucca Comics and Games la conferenza stampa con Michael Peña e Diego Luna, gli attori protagonisti di Narcos:Messico, la nuova serie originale Netflix che sarà disponibile sulla piattaforma dal 16 novembre.

Dopo la conferenza stampa con i giornalisti, i due attori hanno incontrato il caloroso pubblico di Lucca: «Mai vista una convention così», hanno dichiarato entrambi. La serie racconta le origini della moderna guerra della droga messicana, andando dritto alle sue radici. Il conflitto inizia in un momento storico in cui i trafficanti di droga messicani erano una disorganizzata confederazione di coltivatori e commercianti, e segue la successiva affermazione del cartello di Guadalajara negli anni Ottanta.

Qual è la differenza tra le convention di serie TV e cinema alle quali siete abituati e un festival dei fumetti come questo di Lucca Comics, che possiamo definire “il Festival dei Festival”?

Michael Peña: Nulla è come-Lucca Comics & Games, mai visto un Festival così. Sono stato a molte convention, come anche a quella di San Diego, ma qui è speciale.

Diego Luna: La differenza è la nicchia nei quali si inseriscono i festival. Perché nei film festival sei concentrato sul mercato, più attento a conquistare la stampa e interessato a promuovere e vendere il prodotto. Nelle convention come questo invece, il cuore dell’evento è la relazione con i fan. Me ne sono accorto alla convention di Star Wars, dove vedevo come tutti i fan ci tenevano a parlare con me e condividere le loro emozioni. È bellissimo poter stringere rapporti con gli ammiratori e poter sentire il loro affetto, ma anche le loro opinioni sul film.

Questa è la prima stagione di Narcos:Messico, una storia importante. Quanto pesa su di voi, e sul vostro lavoro, il passato della serie Narcos?

Michael Peña: Quando ho parlato con i produttori mi hanno spiegato che non sarebbe stato un nuovo capitolo ma l’inizio di qualcosa di nuovo e diverso. È anche vero che pur essendo qualcosa di originale, alle nostre spalle c’è pur sempre la serie Narcos, quindi un certo peso lo abbiamo. Il mio personaggio, l'agente della DEA Kiki Camarena, mi ha subito affascinato, sono quindi stato istantaneamente attratto dalla serie. Una cosa che mmi entusiasma è anche che il pubblico internazionale conoscerà la qualità degli attori messicani. Il cast è strepitoso.

Diego Luna: La mia tendenza, quando mi approccio a un lavoro nuovo, è di non confrontarmi con nessun altro. In questo caso, alla base c'è una storia interessante che in qualche modo si stacca dalla serie precedente., è un prodotto autonomo rispetto alle tre stagioni precedenti ambientate in Colombia. Noi andiamo indietro nel tempo e raccontiamo quello che è successo in Narcos ma in Argentina. Parlando di questa storia tra Messico e Stati Uniti, si può capire come siamo arrivati alla situazione odierna.

Entrambi gli attori concordano sul fatto che Narcos: Mexico rappresenti una storia importante utile a far comprendere al pubblico come il Messico sia diventato oggi, a causa del narcotraffico, un posto pericoloso, in cui il numero dei morti per narcotraffico ha oramai raggiunto cifre incredibili.

«É importante che si sappia cosa c’è dietro ad ogni grammo di droga che finisce in America o in Europa» dice Michael Pẽna.

Come attori preferite lavorare in film di genere fantasy come Star Wars e Marvel o in produzioni più realistiche come Narcos?

Michael Peña: In realtà sono cose diverse, con Marvel, in Ant-Man, stavo interpretando un personaggio sopra le righe quindi il mio lavoro era tenerlo con i piedi per terra e renderlo credibile. Devo dire però che mi piace lavorare con altre persone e confrontarmi con altri attori, invece con le grandi produzioni spesso ti ritrovi a recitare con una pallina davanti ad uno schermo verde, e quindi… (Risate ndr)

Diego Luna: Non c'è una cosa che preferisco all'altra, per quanto riguarda i generi. In Rogue One interpretavo un personaggio realistico, un uomo comune che cercava di riprendersi la sua vita, nella quale mi immedesimavo molto. In Narcos invece faccio fatica a immedesimarmi perchè il personaggio è molto lontano da me, e non capisco le sue scelte e le sue motivazioni. La cosa ha quindi richiesto più analisi da parte mia.

Come avete affrontato l’incidente in cui è stato ucciso l’assistente di produzione della serie?

Diego Luna: L’incidente è accaduto in post produzione, quindi noi non siamo stati coinvolti. È stato orribile e mi ha colpito molto questa cosa. Ho accettato di lavorare a questa produzione sapendo quello che è accaduto l'ho fatto perché è una storia importante da raccontare. In 12 anni sono morte tantissime persone, questa guerra in Messico, causata dalla droga, va spiegata poiché coinvolge tutti noi. Spero che la gente europea che fa uso di droga veda cosa c'è dietro e qual è il percorso che la porta qui.

I vostri due personaggi sono molto amici. Quanto di voi portate nei vostri personaggi?

Michael Peña: Utilizzo un metodo di recitazione che si chiama Meisner, il quale presuppone che l'attore metta il più possibile di sé in scena; la mia vita e ovviamente molto diversa dal personaggio che interpreto,  in realtà conduco una vita banale, mi piace leggere, giocare a scacchi, essere padre, anzi posso dire che ad oggi per me la cosa prioritaria è esser un buon padre. Voglio che i miei figli siano orgogliosi di me e del-mio lavoro.

Pensate possa essere pericoloso parlare di questi personaggi? Non si rischia di mitizzarli davanti agli occhi dei giovani?

Michael Peña: Raccontiamo una storia che è successa realmente. La criminalità in Messico c’era prima di questa serie, è giusto parlarne.

Diego Luna: Non sono d’accordo. Non credo che una storia come la nostra glorifichi i criminali. La nostra produzione non esalta i villain, anzi, guardando Narcos Messico non si vuole avere nulla a che fare con questi soggetti. Può succedere in altre storie ma non qui. Guardandola non viene certo voglia di vivere realmente quelle esperienze, Narcos ci mostra quanto sia terrificante quella vita. Guardando il poster della serie potete avere l’impressione che sia un film poliziesco, ma non è così, non è di questo che parliamo. Ci interroghiamo su quante persone sono state coinvolte e sull'implicazione delle forze della polizia nel cartello. E più di una semplice storia tra buoni e cattivi e vogliamo raccontarla.

Il presidente Trump ha messo in atto leggi non troppo pacifiche verso il Messico. Lavorando in una produzione ambientata in Messico, cosa ne e pensate di questa politica?

Michael Peña: È difficile rispondere a questa domanda, non conosco bene le sue manovre. Conosco le sua retorica però, che gli ha permesso di essere eletto. Ha parlato di un muro, ma il muro ancora non c'é.

Diego Luna: Io vivo in Messico e conosco bene quel confine, lo attraverso 2 volte al mese. Il problema è che Trump si preoccupa delle persone sbagliate. Siamo entrati in un periodo in cui c’è poca tolleranza; i cittadini dovrebbero essere maggiormente coinvolti per poter risolvere situazioni come queste.



testo e foto a cura di Cinzia Zagato


 
 

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