Festival di Roma: 'Ritratti abusivi' di Romano Montesarchio

 

Ritratti Abusivi, il titolo spiega in due parole l’essenza del documentario di Romano Montesarchio. Le vite raccontate all’interno di questo sono ritratti appoggiati su di un qualche muro ingiallito, tra muffa e calcinacci, abusivi perché senza regola, abitanti di un posto che non esiste e invece c’è, inquilini di una realtà che sparirà a breve. Il Parco Saraceno è un luogo senza tempo, un degradato ambiente dove il blu del cielo si specchia tra palazzi fatiscenti e vetri rotti, è invisibile come chi vi abita, ma c’è, esiste, respira, vive. Nel parco da circa 10 anni ospita, tra miseria, illegalità e violenza una comunità persa nel proprio destino e assopita nel sogno di una vita normale. Il destino, se davvero fosse lui a scegliere, del Parco Saraceno è deciso e segnato. Verrà smantellato per lasciare il posto ad un enorme porto turistico, simbolo della rinascita del territorio. La storia viene raccontata dagli abitanti stessi del parco, dai loro volti , le crepe sulle pareti, la vista mozzafiato e i giochi dei bambini per strada. Qui nessuno lavora, nessuno paga le tasse, nessuno comanda, un parco dei balocchi a quanto si dice ma questo parco sembra una bugia, nessuno sa, pochi vedono.  Un documentario, questo di Romano Montesarchio, che racconta una periferia dimenticata e lo fa con immagini reali senza finzioni o costrutti confezionati. Piace perché è vero come le storie raccontate. Nessun copione, le parole sono quelle degli abitanti di questo parco abusivo nel sud Italia, un luogo che per quanto scomodo, degradato e inospitale è la loro casa. Finalmente nessuna intervista decisa a tavolino per riportare una situazione scomoda, finalmente il racconto nasce da chi lo vive in prima persona, nessun filtro e tanto sentimento questo è Ritratti Abusivi.

VOTO (in Marc'Aureli): 3,5


da Roma,
Alessandra Balla

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