Alì ha gli occhi azzurri

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Nader (Nader Sarhan) è un adolescente di origini egiziane nato e cresciuto ad Ostia. Ha un migliore amico, Stefano (Stefano Rabatti), con il quale condivide le giornate tra scuola e piccoli atti delinquenziali, e una fidanzata, Brigitte (Brigitte Apruzzesi), causa di attriti con la sua famiglia, che vorrebbe imporgli le tradizioni culturali e religiose delle sue origini. Ma Nader si sente italiano e vorrebbe vivere da italiano, confondersi con gli italiani, tanto da indossare quotidianamente delle lenti a contatto azzurre. Nell'unica scena davvero riuscita del film, Nader litiga con la sua famiglia e scappa di casa. Nonostante le suppliche del padre, Nader, da adolescente testardo, tiene il punto e trascorre una settimana fuori casa, dormendo dove capita e mettendosi in pericolo in vari modi. Ed è questo il tempo narrativo del film, una settimana durante la quale, attraverso gli occhi dolci e ingenui di Nader, ci viene mostrata l'estrema provincia romana e la vita delle classi sociali più disagiate. Oltre alla famiglia egiziana di Nader, infatti, scorgiamo scorci di vita quotidiana di famiglie rumene e africane, senza dimenticare quelle romane di operai e casalinghe.
Nato della volontà di dare più spazio ad un personaggio che, giustamente, si riteneva interessante da raccontare, Alì ha gli occhi azzurri è una sorta di prosecuzione di Fratelli d'Italia, film documentario dello stesso Claudio Giovannesi, che seguiva le vicende di tre adolescenti di origine non italiana che frequentavano la stessa scuola. Nader era uno di questi, l'unico di “seconda generazione” e proprio per questo più complesso e affascinante, perché portava in sé la difficoltà di appartenere a l'una e all'altra cultura. Nader vuole a tutti i costi essere italiano, considerarsi e comportarsi come tale, ma non lo è, la tradizione musulmana, in qualche modo, fa parte di lui.
Nelle intenzioni originali di regia e sceneggiatura si scorge l'esigenza e la volontà di rappresentare la società multiculturale di oggi, la ricerca dell'integrazione che arriva a sfumare nell'omologazione, e la turbolenta ricerca dell'identità di un adolescente che deve provare a conciliare le sue origini e il colore della sua pelle, con il sentirsi parte integrante di una società dalla quale è, in realtà, messo ai margini.
Il problema sta nel fatto che non si tratta di un trattato sociologico, ma di un film, un'opera artistica per la riuscita della quale entrano necessariamente in gioco altri fattori, diversi dalle encomiabili intenzioni iniziali.
Alì ha gli occhi azzurri, come troppo spesso capita nel cinema italiano contemporaneo, non riesce a scalfire la fitta cortina di cliché che spesso accompagnano gli argomenti di questo tipo, e la superficialità con cui vengono trattati non supera il livello gretto delle discussioni dei talk show televisivi pomeridiani.
Il film appare sciatto e totalmente prevedibile, fino a quando l'attesa della tragedia che dallo spunto pasoliniano (“Alì ha gli occhi azzurri” è un brano tratto da Profezia) e dai toni dell'intero film era logico aspettarsi, non viene tradita, e il film si chiude con un abbassamento dei toni che spezza bruscamente il climax e ci lascia con un ulteriore senso di insoddisfazione e inutilità.

Scheda film

Titolo Originale ispirato alle storie vere raccontate dallo stesso regista nel documentario "Fratelli d'Italia"
Regia Claudio Giovannesi
Sceneggiatura Claudio GiovannesiFilippo Gravino
Fotografia Daniele Ciprì
Montaggio Giuseppe Trepiccione
Musica Claudio Giovannesi
Cast Brigitte ApruzzesiNader SarhanStefano Rabatti
Distribuzione Bim
Origine Italia
Anno 2012
Durata 100'
Genere Drammatico
Data di uscita Novembre 15, 2012

Trailer

 
 

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