It's good to be Shi...a!

 

Figlio unico, californiano doc, Shia Saide LaBeouf nasce l’11 giugno 1986 a Los Angeles e viene cresciuto nella religione (materna) ebraica, celebrando il suo Bar Mitzvah a 13 anni, nonostante sia anche già battezzato (per cui festeggia entrambi il Natale e l’Hanukkah). Il rapporto con il padre, un veterano del Vietnam, è fatto di abusi mentali e verbali – un giorno, in preda ad un flashback sulla guerra, l’uomo punta addirittura una pistola contro il figlio –, ma anche di incontri agli Alcolisti Anonimi, dove Shia è solito accompagnare il genitore, e di riabilitazioni dall’uso di droghe. Ben presto arriva il divorzio, dovuto principalmente a problemi finanziari, e il ragazzo si trasferisce con la madre ad Echo Park, fino a che non viene adottato da uno zio, ma resta sempre legato ai suoi genitori (che lui definisce hippie), aiutandoli anche economicamente. All’età di 18 anni compra la sua prima casa, frequenta la 32nd Street Visual and Performing Arts Magnet e l’Alexander Hamilton High School – accettato a Yale, non vi si iscrive –, ma prima di darsi alla vera e propria recitazione, Shia si diverte ad intrattenere il vicinato e si esercita in alcuni pub con la cosiddetta stand-up comedy, trovando poi un agente sulle Pagine Gialle – inizialmente meditava di essere manager di se stesso –. Dopo una serie di piccole apparizioni televisive, il ruolo di Louis Stevens (per il quale si aggiudica anche un  Daytime Emmy Award) nel programma quotidiano, in onda su Disney Channel, Even Stevens è il suo trampolino di lancio, imponendosi all’attenzione soprattutto dei più piccoli; nel 2003 è il riccioluto protagonista del simpatico Holes, compare nel sequel di Charlie’s Angels e fa il suo debutto dietro la macchina da presa con il cortometraggio Let's Love Hate. A seguire arrivano occasioni più o meno importanti, in pellicole più o meno note, tra cui Io, Robot con Will Smith, Il più bel gioco della mia vita – dove conosce China Brezner, sua fidanzata dal 2004 al 2007 – sulla leggendaria figura di Francis Ouimet, Constantine con Keanu Reeves e Rachel Weisz, Bobby di Emilio Estevez, Guida per riconoscere i tuoi santi dell’esordiente Dito Montiel – è qui che conosce e diventa amico di Channing Tatum.
Il 2007 è un anno speciale per Shia: non solo è il protagonista del pregevole Disturbia, sorta di remake del capolavoro hitchcockiano La finestra sul cortile; presta la voce al pinguino principale di Surf’s Up; è ospite di una puntata del Saturday Night Live, dando vita ad irresistibili ed imperdibili gag; ma soprattutto diventa l’eroe del nuovo millennio, Sam Witwicki, nel mezzo della guerra tra Autobot e Decepticon nella saga (giunta al terzo episodio) dei Transformers di Michael Bay e Steven Spielberg.
L’anno successivo cavalca una moto alla Marlon Brando, nei panni del “figlio d’arte” (niente meno che) dell’archeologo più famoso del mondo, in Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo di Spielberg, ed è la vittima di un pericoloso intrigo con le intercettazioni nel discreto Eagle Eye, al fianco di Michelle Monaghan e diretto dallo stesso D.J. Caruso del precedente Disturbia.
Tra un remake e l’altro dei Transformers – per il secondo si merita una nomination ai Razzie Awards, insieme a Megan Fox, come peggior coppia sullo schermo –, Shia dirige un video musicale per la canzone I Never Knew You del rapper Cage, recita per Oliver Stone nel sequel del cult Wall Street, Il denaro non dorme mai, sul cui set inizia una relazione, durata poco più di un anno, con la collega premio Oscar Carey Mulligan (An education), di cui rimane comunque amico.
Fumatore di sigarette (anche se pare abbia smesso dopo aver recitato in Constatntine), dongiovanni impenitente – tra le sue conquiste si annoverano Hilary Duff, Zoe Kravitz, Megan Fox –, ribelle per natura – sono davvero numerosi gli episodi di risse, incidenti d’auto ed arresti che lo vedono coinvolto –, amante del cibo messicano e fan dell’X-Box, Shia ha una cicatrice sulle costole (procuratasi sul set di Disturbia), ben tre tatuaggi (“1986-2004” – un rimando alla sua infanzia – all’interno del polso destro, una zampa di cane sul braccio destro e una mano con una matita ed una catena sul fianco sinistro) ed ha completato la maratona di Los Angeles, il 21 marzo 2010, con un tempo di 4 ore, 35 minuti e 31 secondi; il suo libro preferito è Siddharta, mentre il film American Beauty di Sam Mendes; il suo secondo mentore e padre è Jon Voight, suona la batteria, indossa lenti a contatto e calza 42 e mezzo di piede!
…ed eccolo infine qui, nella ricca galleria dedicatagli questa settimana da IntoTheMovie

 
 

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