'100 metri dal paradiso': incontro con regista e cast

 

Si è tenuta al cinema Barberini di Roma la conferenza stampa di 100 metri dal paradiso di Raffaele Verzillo, alla presenza dello stesso regista, dei produttori, del cast al gran completo e di buona parte del reparto “tecnico”.
Verzillo inizia col raccontare la nascita del progetto, descrivendolo come «un’idea un po’ folle, una commedia che racconta una storia, in cui la religione e lo sport sono i due parametri al centro», soffermandosi sull’apporto dei consulenti del Vaticano, da cui ha ricevuto serenità ed energia.
L’opera è la prima produzione Scripta, «una particolare società nata da poco con progetti ambiziosi sia in Italia che all’estero»: oltre al supporto di Rai Cinema e al grande impegno di tutti i collaboratori, si è potuti arrivare a questo «film assolutamente indipendente, fatto senza nessun tipo di condizionamento».
Riprende parola il regista per spiegare la ricostruzione di numerose sequenze digitali (ben 135!), che coinvolgono le parti all’estero, non essendo potuti uscire dall’Italia, i campi di allenamento del Vaticano – che sono in realtà le terme di Caracalla e servivano «per ricreare l’idea di squadra in qualche modo reclusa» –, le fasi del cartoon ed il 3D della cupola di San Pietro. «Abbiamo condiviso con i produttori la commistione di generi per dare l’idea di leggerezza. Per quanto riguarda i modelli seguiti, non sono di tipo sportivo, ma il primo film a cui ho pensato (insieme a Stefano Mainetti che ha composto le musiche) è stato Full Monty, perché era più importante la gioia del gruppo che l’evento sportivo. Habemus Papam è uscito durante la fase di scrittura, e non abbiamo voluto vederlo prima, ma credo che la scena di pallavolo sia molto distante, qui c’è un coinvolgimento più ampio».
Jordi Mollà parla del rapporto padre-figlio, di questo «uomo comico nella sua disperazione/follia che si va sciogliendo. Non c’era l’imperativo di far ridere, è un “film di sorriso” per me, bisogna vederlo con il pubblico. E trovo ci siano molti parallelismi tra la Chiesa e lo sport, sono due linee dritte che vanno a finire nello stesso punto».
Domenico Fortunato racconta invece il suo rapporto (nato venti anni prima di Anima nera) con Verzello, che ha «sempre pensato avessi un’anima brillante» e con Giulia Bevilacqua, che conferma la «bellissima esperienza».
Lorenzo Richelmy si sofferma sulla preparazione intensa, sulla disciplina complicata che è riuscito in qualche modo a padroneggiare grazie ad «un grande maestro, Maurizio Mercuri»; mentre Giorgio Colangeli spiega la sua concezione «quasi infantile» del lavoro dell’attore: «puoi fare tutto quello che vedi fare agli altri, mi tolgo la soddisfazione del genere. È stato un grande piacere lavorare con Verzello, e non ero sicuro di poter funzionare, temevo la responsabilità del comico, nonostante le varie esperienze nel teatro brillante, in un film che vuole essere di intrattenimento», ma grazie alla fiducia e alla serenità trasmessegli dal regista coglie nel segno. E aggiunge: «Un rumore di fondo di felicità si dovrebbe cogliere».
Alcune battute vengono poi riservate a Luis Molteni, Ralph Palka e Mariano Rigillo, che conclude esprimendo il «piacere di aver fatto parte di questo cast; è un film di grande consapevolezza, dove c’è un bell’equilibrio nelle tematiche che può proporre ed è importante riflettere su questo aspetto della Chiesa oggi».


* Leggi qui la recensione del film.

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