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Ad Alice (Camilla Ferranti) la vita di provincia va stretta. Schiacciata dalla propria insicurezza e da una madre oppressiva (Fioretta Mari), combatte per attirare l’attenzione del collega di cui è segretamente innamorata (Giulio Rampiglione). Seguendo i consigli di una saggia fioraia (Catherine Spaak), aiutata dall’amico Sandro (Massimiliano Varrese), Alice riuscirà presto a ritrovare la fiducia in se stessa e nelle proprie potenzialità.
È cosa rara vedere un film annaspare e trascinarsi così a lungo come l’Alice di Oreste Crisostomi. Altrettanto raro – ma di certo più spassoso – è il modo in cui ogni sequenza s’accorpa blandamente all’altra per arrivare a novantanove sudati minuti di pellicola.
Ma andiamo con ordine. Pur sospendendo la nostra incredulità, ben disposti a tollerare la scadente fabula del film (la protagonista/brutto anatroccolo che cerca di diventare carina con un vestito griffato e un nuovo taglio di capelli), facciamo fatica a capire dove il narratore voglia andare a parare.
Alice ha la pretesa di essere un’opera complessa, tesa a scavare nell’animo degli outsiders di questo delicato terzo millennio, ma finisce fatalmente – tra un filosofeggiare spicciolo e l’altro – col disfarsi in una suite di episodi gratuiti, viziati da una banalità che a volte precipita nell’infantile (i numerosi riferimenti al precariato e all’omofobia seguono l’andamento di una bagatelle da cartone animato).
Indeciso sui registri, Crisostomi fa un cattivo uso di tutto ciò che è a latere dello script. Non solo ricicla quanto di peggio abbia prodotto la tv italiana negli ultimi anni (mezzo cast di Amici, insegnante di recitazione compresa), ma riesce a spingere l’intera impresa ai limiti del ridicolo, coniugando una lampante incompetenza nella direzione degli attori, alle presunte ricercatezze della fotografia (in conferenza stampa è saltato fuori, tra gli altri, il nome di Edward Hopper!).
Al di là dei personaggi che esprimono i propri pensieri ad alta voce, delle trovate che s’intuisce vorrebbero essere elevate ed intellettuali e invece non lo sono affatto (vedi l’Alice-poetessa che appunta versucoli e si nutre delle frasi ingessate di un’altrettanto ingessata Catherine Spaak), o dell’onnipresente commento musicale che cerca di far da tappabuco, la più grossa falla del film rimane quell’andamento capriccioso e, diciamolo pure, forzato degli eventi.
Che l’esistenzialismo da copertina di cui soffre la giovane Alice sia solo, nell’imperscrutabile disegno di Crisostomi, il pretesto per liberare quel caos di dovizie immaginifiche che caratterizza l’ultima parte del film? Difficile a dirsi. Sta di fatto che Alice è niente più che un susseguirsi di brutti momenti di cinema, che fanno pensare più all’insopportabile ego del regista (che tra l’altro fa il suo penoso cameo in un finale felliniano), che al ricatto morale dell’opera prima da apprezzare e da tutelare a tutti i costi.

Scheda film

Regia Oreste Crisostomi
Sceneggiatura Oreste Crisostomi
Fotografia Antonello Emidi
Montaggio Paolo Benassi
Cast Camilla FerrantiCatherine SpaakEmanuela Aureli
Distribuzione Medusa
Origine Italia
Anno 2010
Durata 99'
Genere Commedia
Data di uscita Giugno 25, 2010

Trailer

 
 

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