Cella 211

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La fiamma di un accendino può trasformare l'innocuo mozzicone di sigaretta in un'arma tagliente per le vene di un uomo disperato. Il resto è sangue che scivola nello scarico di un sudicio lavandino.
L'inizio del film, che pare riguardare solo marginalmente l'intera storia, diventa metafora del tutto.
Juan Oliver (Alberto Ammann), zelante futura guardia in un carcere di massima sicurezza, si presenta a lavoro con un giorno d’anticipo. Durante una visita nel braccio più pericoloso, viene colpito alla testa da un calcinaccio. Due agenti lo distendono sulla brandina della cella 211, rimasta vuota, ma sono costretti alla fuga per lo scoppio di una rivolta capeggiata dal carismatico e temuto Malamadre (Luis Tosar). Il povero Juan resta, così, imprigionato tra i furiosi detenuti: come uniche consigliere ora avrà soltanto l'astuzia e la speranza di poter riabbracciare l'amata Elena (Marta Etura)...
Daniel Monzon rispetta la direzione attuale del cinema spagnolo, proponendo un riuscito film di genere. Tratto dall'omonimo romanzo di Francisco Pérez Gandul, sceneggiato da Jorge Guerricaechevarria (già sceneggiatore di Carne Tremula, 1997, di Pedro Almodovar e di La Comunidad, 2000, di Alex de la Iglesia), Cella 211 si colloca nel filone carcerario ultimamente gettonatissimo (è ancora nelle sale Il Profeta di Jacques Audiard). Lo fa in modo piuttosto originale, proponendo non tanto l'eterno scontro tra 'forze del bene' e 'forze del male', quanto il percorso di crescita umana di un secondino che dovrà fingersi detenuto per non essere ucciso e che imparerà a guardare con occhi meno intransigenti ogni apparente diversità.
La regia, conscia dei temi in ballo, si muove in sordina. Monzon riesce a spogliare la messa in scena di tanti, inutili orpelli, dando, così, il giusto spazio agli attori, probabilmente la parte migliore di tutto il film. Buono il giovane Alberto Amman, alla prima prova importante, ragguardevole Carlos Bardem (già visto in Che - L'argentino, 2008, che qui interpreta il detenuto Apache), superbo Luis Tosar nei panni di un ergastolano rasato, iper tatuato, dalla voce roca e dal cuore d'oro, irriconoscibile se si ricordano le sue precedenti peformances come avvocato e poliziotto.
Le tematiche affrontate sono molteplici: l'amore, l'umanità, la disperazione... Il film non risparmia la critica politica ad un sistema, come quello carcerario, che si regge su un senso di giustizia civile ed etica alquanto discutibile.
Altrettanto opinabili risultano, però, alcune scelte dello sceneggiatore. Filtrare una materia tanto ampia e, per certi versi, innovativa, attraverso dialoghi ad alto tasso testosteronico, è un clichè ricorrente quanto fastidioso. Ancor meno attraente è l'idea di far procedere la storia su rapporti di causa-effetto davvero poco credibili (un esempio: chi mai abbandonerebbe un uomo ferito in una cella anziché portarlo in infermeria?). Lo stile realistico della regia cozza inevitabilmente con una sceneggiatura poco verosimile.
Tutto il fuoco di Cella 211, che prometteva generosi banchetti, si spegne in una sfilata di caratteri disperati, portati avanti dal mero senso di sopravvivenza... della narrazione.

Scheda film

Titolo Originale Celda 211
Regia Daniel Monzon
Soggetto tratto dal romanzo "Cella 211" di Francisco Pérez Gandul
Sceneggiatura Daniel MonzonJorge Guerricaechevarría
Fotografia Carles Gusi
Montaggio Cristina Pastor
Cast Alberto AmmannCarlos BardemLuis Tosar
Distribuzione Bolero Film
Origine FranciaSpagna
Anno 2009
Genere AzioneDrammatico
Data di uscita Aprile 16, 2010

Trailer

 
 

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