È solo la fine del mondo

4
 

Giunti al suo sesto lungometraggio, il talento di Xavier Dolan è alquanto innegabile. Nato a Montreal nel non troppo lontano 1989, il giovane cineasta torna a distanza di due anni dal'indelebile Mommy e realizza un'altra opera piena di emozioni vere e tangibili.
Louis (Gaspard Ulliel) sta tornando a casa, dopo 12 anni di lontananza, per dare un annuncio importante alla sua famiglia.
Nonostante lo spettatore sappia sin da subito di cosa si tratta, il film si sviluppa come una sorta di attesa, nutrendosi di questo clima in sospeso, di cose non dette ma pressanti, di sentimenti sopiti troppo a lungo o forse mai provati. Si procede sul filo del rasoio e questa tensione viene costantemente resa dalla macchina da presa, che sta letteralmente addosso ai protagonisti: i primi e primissimi piani danno la sensazione quasi di asfissia, ma al tempo stesso permettono a gesti (e dettagli) impercettibili di raccontare più di mille parole. Sono le gocce di sudore sulla nuca, l'alone di una mano sul vetro appannato, gli angoli della bocca che scendono dopo un sorriso, a parlare di ciò che sta accadendo, quando non è possibile farlo in maniera tradizionale.Come un grido sommesso alla ricerca di aiuto o di comprensione, che riesce ad esplodere solo alla fine e solo in parte.
Tratto dall'omonimo testo teatrale di Jean Luc Lagarce (1990), È solo la fine del mondo potrebbe sembrare un film semplice all'apparenza, dove non ci sono grandi movimenti,grandi azioni, ma tutto si svolge all'interno. Che sia all'interno di una stanza o di un'anima.
Dolan ha un dono, quello di rendere in immagini la sua inesauribile sensibilità, la sua passione per l'estetica, per la bellezza, di qualsiasi tipo si tratti, con uno sguardo sempre genuino. Forse si deve alla sua giovane età,o forse è semplicemente bravo a dare voce ai suoi desideri. Anche in questo caso sembra mettere in scena ciò che avrebbe piacere di vedere da spettatore,per cui le sensazioni si fanno più intense, più autentiche e concrete. Ed addirittura si rafforzano grazie ad alcuni momenti/elementi simbolici, di rara poesia.
L'impianto prettamente teatrale della pellicola è un contenitore matrioska, che cela e svela man mano che la narrazione prosegue, facendo sì che ci si addentri gradualmente e che le emozioni crescano di pari passo alla conoscenza dei personaggi e delle loro vicende.
Il vuoto lasciato nella famiglia dalla partenza del protagonista, l'assenza attorno a cui sono cresciuti i fratelli, costituiscono il fulcro della storia,che solleva riflessioni cruciali sulla possibilità e l'importanza di (ri)cucire un rapporto, di ristabilire un equilibrio comunque sempre precario, di ritrovare un amore ed una confidenza che appartengono ormai al passato, discoprire uno spirito affine in un estraneo.
Impeccabile e senza dubbio arricchente il contributo di ognuno dei reparti tecnici - dalla fotografia di André Turpin alla scenografia di Colombe Raby,passando per la musica di Gabriel Yared (già collaboratore di Dolan in Tom à la ferme).
Come accadde per Mommy, È solo la fine del mondo è un'opera che riempie il cuore, non necessariamente scaldandolo, anzi, e lascia l'impressione di aver vissuto un'esperienza incancellabile.

Scheda film

Titolo Originale Juste la fin du monde
Regia Xavier Dolan
Sceneggiatura Xavier Dolan
Fotografia André Turpin
Montaggio Xavier Dolan
Musica Gabriel Yared
Cast Gaspard UllielLéa SeydouxVincent Cassel
Distribuzione Lucky Red
Origine CanadaFrancia
Anno 2016
Durata 97'
Genere Drammatico
Data di uscita Dicembre 07, 2016

Trailer

 
 

Box Office

 
 
 

Follow Us

facebook-icon icona_blu_800x800 twitter-iconmovies_vimeo_icon1

Facebook