Aspirante vedovo

2.5
 

Alberto Nardi. Un imprenditore bighellone e spavaldo, che fa di ogni azione un puro vanto. Di fatto un cialtrone inconcludente, tiranneggiato dalla moglie e con un fiuto per gli affari che lo sta riducendo sul lastrico. La sua unica ragione di vita è la mogliettina Susanna Almiraghi, acida, viziosa e ricca industriale del Nord, riuscita a rubare il suo cuore a suon di bigliettoni. Ma nonostante l’aura fallimentare che lo circonda, Alberto (Fabio De Luigi) vive da autentico miliardario, mantenuto ma pur sempre rispettabile!
Giacca e cravatta, colazione gourmet dall’alto della sua umile dimora nell’imponente Torre Velasca, giovani pulzelle che lo credono un potente uomo d’affari: il buon Alberto non si fa mancare proprio nulla, tanto da risultare il genio della lampada in quella mandria di infingardi e mentecatti che lo circonda.
Dal canto suo Susanna (Luciana Littizzetto), stufa di quel marito inconcludente e fallito, si decide a lasciarlo sprofondare nei suoi debiti. E quando tutto sembra perduto per il commendatore/imprenditore Nardi, un imponderabile evento scompaginerà le carte in tavola. Una manna caduta dal cielo o solo la magica illusione di un giorno?
Con il suo Aspirante Vedovo, in uscita il 10 ottobre, Massimo Venier riattualizza il genio  dell’esilarante Vedovo Alberto Sordi, diretto dal maestro Dino Risi nel ’59.
Un tentativo encomiabile ma che, complice forse un’epoca priva di identità e di stimoli, non riesce a riesumare quel grottesco e impagabile humour nero di cui si fregiava la dialettica filmica di un tempo.
Massimo Venier porta in scena un adattamento cinematografico che, esule dal volersi confrontare con l’originale, non riesce a incarnare a fondo neanche lo spirito del suo tempo, quello attuale, se non dando adito alla solita retorica della società amorale e vigliacca.
Non potendo certo riproporre l’atavico scenario del boom economico post-bellico, e non riuscendo ad interpretare l’era contemporanea in modo azzeccato, viene da chiedersi quale sia la realtà che Venier vuole comunicarci.
“L’economia è come la terra, se non ci metti un po’ di merda non cresce nulla” è una delle massime di inizio film che sembra palesare un collegamento tra le due ere in ballo, nonché un’opaca dichiarazione di intenti.
Una storia quella del commendator Nardi che, nonostante le riduzioni narrative e stilistiche, non convince, forse per la scarsa credibilità, forse per la scarsa aderenza all’attuale contesto.
Non che ogni film sfornato oggi debba sentirsi in obbligo verso l’era che viviamo, si dispensi anzi da tutti quegli inutili tentativi filmici di dare voce alla crisi pur annaspando su tutto il resto. E’ fondamentale però scegliere da che parte stare. E Venier sembra non avere le idee molto chiare. Riadattare una storia e farne il riflesso dei tempi che corrono o partorire del semplice intrattenimento comico? Certo, si può fare sia l’uno che l’altro, ma bisogna utilizzare le carte giuste, altrimenti il rischio è un pastiche di idee. L’impressione è che il regista si sia astenuto dallo scavare in profondità, lasciandoci in uno stato di perenne attesa.
Le risatine non mancano, Fabio De Luigi a differenza della sua consorte riesce anche a divertirci, ma a mancare è quella satira grottesca che fa della sordida realtà una farsa su cui si sghignazza e si riflette.

Scheda film

Regia Massimo Venier
Soggetto remake della commedia "Il vedovo" di Dino Risi del 1959 con Alberto Sordi e Franca Valeri
Sceneggiatura Massimo PellegriniMassimo VenierUgo Chiti
Cast Fabio De LuigiFrancesco BrandiLuciana Littizzetto
Distribuzione 01 Distribution
Origine Italia
Anno 2013
Durata 84'
Genere Commedia
Data di uscita Ottobre 10, 2013

Trailer

 
 

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