The Way Back

3.5
 

Tratto dal romanzo The Long Walk: The True Story of a Trek to Freedom, a sua volta ispirato ad un’incredibile vicenda reale, The Way Back racconta la storia straordinaria di un gruppo di prigionieri che, dopo essere fuggiti da un Gulag sovietico, percorrono per un anno circa 10.000 chilometri di territori inospitali (le foreste siberiane, il deserto del Gobi), in una lunga marcia verso la libertà. Costretti ad una durissima lotta per la sopravvivenza nella quale il cibo sembra essere l’ultimo dei problemi, gli evasi scoprono cos’è la vera condivisione, quella che il disastroso tentativo di realizzazione dell’utopia comunista non ha mai saputo fino in fondo esplorare. È attraverso le lande desolate, le tormente di neve, il sole cocente del deserto, che il termine “compagno” assume un reale significato e che i singoli individui si fondono in una pluralità positiva che più che un’addizione diventa moltiplicazione. Chi torna indietro da solo ha poche speranze, il gruppo ha bisogno della forza, delle abilità di tutti, ed è proprio tra questi “nemici del regime” che l’ideale diventa possibilità concreta, senza passare per la teoria, sprigionando la sua forza vitale e non distruttiva in una serie di sfaccettature: dall’arte che deve esprimersi in piena libertà all’immenso potenziale della sensibilità femminile, fino ad arrivare alla brutale forza fisica messa a disposizione della collettività. Il regista di Picnic ad Hanging Rock e The Truman Show raccoglie le dirette testimonianze dei sopravvissuti a cui dedica questo potente omaggio alla vita, non senza un po’ di retorica e qualche soluzione di regia ridondante che si dissolvono però in un racconto capace di far condividere allo spettatore la fatica dei suoi protagonisti, un cast notevole tra cui spicca il sempre ottimo Ed Harris. In controtendenza rispetto al cinema occidentale contemporaneo che racconta la rivincita della natura sull’uomo (Gerry, Into The Wild, Grizzly Man, 127 Ore), capace di annientare i protagonisti disorientati e inadeguati, trasformandoli in piccole pedine schiacciate dalla sua forza (come fu peraltro nel suo Hanging Rock, dove la roccia finisce per “colonizzare” i colonizzatori), Peter Weir celebra il trionfo della specie umana sul selvaggio (emblematica è la scena in cui cacciano via i lupi per rubargli una carcassa), perché i fuggitivi di The Way Back meritano di essere salvati. Sebbene il cineasta australiano non riesca a mettere la firma su un altro capolavoro, più vicino, per i valori positivi, all’Attimo fuggente che non ai due film sopraccitati (più cinici e disillusi), The Way Back è un coinvolgente racconto epico che esplora territori poco visitati (in primis quello regime sovietico) ma che negli ultimi tempi stanno tornando alla ribalta. Si registra infatti una tendenza al ritorno, da parte di registi occidentali, perlopiù americani, negli ex territori dell’Unione Sovietica (L’ora nera, I diari di Chernobyl, Mission Impossible 4), nella quale The Way Back s’inserisce perfettamente, ricercando, non soltanto il luogo, ma anche il tempo, con una lunga carrellata di filmati di repertorio dei principali eventi storici: dall’insurrezione ungherese, passando per la primavera di Praga, al 9 novembre del 1989. Back in USSR cantavano i Beatles e mentre gli si chiudono a Kiev gli Europei di calcio, il cinema continua a guardare oltre quel che resta del muro di Berlino.

Scheda film

Titolo Originale The Way Back
Regia Peter Weir
Sceneggiatura Peter Weir
Fotografia Russell Boyd
Montaggio Lee Smith
Musica Burkhard von Dallwitz
Cast Colin FarrellEd HarrisSaoirse Ronan
Distribuzione 01 Distribution
Origine USA
Anno 2010
Durata 133'
Genere Drammatico
Data di uscita Luglio 06, 2012

Trailer

 
 

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