Albert Nobbs

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Fresco di tre candidature agli Oscar (miglior attrice protagonista, miglior attrice non protagonista, miglior trucco), già presentato a Toronto e al nostro Torino Film Festiva, sbarca nelle sale italiane Albert Nobbs, noto per la tanto celebrata interpretazione di Glenn Close, centro gravitazionale indiscusso dell’intera pellicola. Nella Dublino del XIX secolo il Morrison Hotel (nome che ricorda un famoso album dei Doors) ha una sua clientela di fiducia e un personale servizievole tra cui spicca il bravo cameriere Albert (Glenn Close), grande lavoratore e previdente risparmiatore. Quando il signor Page (Janet McTeer) giunge all’albergo per imbiancare le pareti, viene fatto alloggiare nella stanza di Nobbs, che dovrà ospitarlo nel suo stesso letto: i due verranno così a conoscenza, ognuno del segreto dell’altro, che poi è lo stesso: essi sono in realtà delle donne che in seguito ad un trauma, per continuare a sopravvivere, hanno deciso di “indossare” un’identità maschile, una sorta di corazza che gli permetta di sentirsi più forti. Sì, perché quella di cambiar sesso per farsi strada più facilmente nel mondo del lavoro è soltanto una motivazione apparente (il Morrison Hotel è pieno di cameriere donne), tale scelta sembra più che altro dettata dal bisogno di una maschera dietro la quale nascondersi, come tutti noi, chi più chi meno, nella vita quotidiana, costretti dall’insicurezza, dalle norme sociali, dal timore del giudizio altrui ad abbandonare una parte di noi stessi e a reprimerla nelle stanze nascoste del nostro Io. Nella festa in maschera, il modo in cui questo tema viene esplicitato non potrebbe essere più didascalico: il medico che alloggia nell’albergo, travestito, appunto, da medico con gli attrezzi da lavoro, chiede al minuto cameriere perché lui non fosse mascherato, per poi commentare che ognuno, ogni giorno, indossa una maschera sociale della quale non può fare a meno. Ma in quel microcosmo malaticcio, infestato dal fetore dell’epidemia, gli uomini non sembrano certo il sesso forte: alcolizzati, viziosi, delinquenti, non se ne salva neanche uno e il volto grottesco e immobile di Glenn Close (che aveva già recitato la parte a teatro una trentina di anni fa) sembra l’unico a essere impermeabile ai dolori e alle atrocità della vita. La sua natura fredda, il suo sembrare privo di sentimenti (anche quando mostra un minimo d’interesse per la bella e giovane Helen), il mix vagamente inquietante che si forma dall’incontro del trucco e dell’interpretazione di Glenn Close, rende difficile l’immedesimazione del pubblico e la possibilità di provare un po’ di empatia per questo piccolo ometto. Il rischio è quello che si generi un forte disinteresse da parte dello spettatore nei confronti del personaggio principale (di conseguenza, dunque, per l’intero film) e del suo piccolo sogno borghese di una vita normale (o quasi). Poi c’è il tema dell’omosessualità, troppo debole e poco approfondito per poter competere con altri grandi film che si avventurano nello stesso terreno. Uno dei momenti più riusciti è la scena in cui Page e Nobbs si vestono da donne (nell’intento di assecondare la loro vera natura), ma impacciate e goffe sembrano due travestiti imprigionati in quegli scomodi abiti femminili. La maschera ha finito col coincidere con l’intera esistenza.

Scheda film

Titolo Originale Albert Nobbs
Regia Rodrigo Garcia
Soggetto basato sulla piece Off-Broadway "The Singular Life of Albert Nobbs", a sua volta basata sul racconto breve di George Moore
Sceneggiatura Glenn CloseJohn Banville
Fotografia Michael McDonough
Montaggio Steven Weisberg
Musica Brian Byrne
Cast Aaron JohnsonGlenn CloseMia Wasikowska
Distribuzione Videa - CDE
Origine Gran BretagnaIrlanda
Anno 2011
Durata 113'
Genere Drammatico
Data di uscita Febbraio 10, 2012

Trailer

 
 

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