A metà tragitto la rana sentì un dolore intenso provenire dalla schiena, e capì di essere stata punta dallo scorpione. Mentre entrambi stavano per morire la rana chiese all'insano ospite il perché del folle gesto. "Perché sono uno scorpione..." - rispose lui - "È la mia natura".

Lo scorpione e la rana - apologo



Non capita spesso che ai festival vengano attribuiti i giusti riconoscimenti alle opere in concorso, ma non è assolutamente questo il caso: Palma d’Oro per la migliore regia a Cannes, Drive di Nicolas Winding Refn è un vero e proprio gioiello sotto ogni punto di vista: un diamante bellissimo, ipnotizzante e, allo stesso tempo, pericolosamente tagliente.
Stuntman e meccanico di giorno, autista per ladri di notte, il protagonista (Ryan Gosling) non sembra avere bisogno di nient’altro; l’incontro con la vicina Irene (Carey Mulligan), ragazza madre dalle non poche difficoltà, lo getterà, però, improvvisamente in un’altra vita, frequentata da gente ancora meno raccomandabile dei suoi soliti clienti, come il criminale Nino (Ron Perlman).
Pienamente ascrivibile al genere noir, sin da subito la pellicola mostra di che pasta è fatta: titoli di testa rosa shocking, stile anni ‘80 alla John Hughes; musica elettronica dalle sonorità techno, sincronizzata con ogni più piccolo movimento (vedi lo spegnimento di un interruttore); riprese aeree di una Los Angeles notturna e vivida.
Le prime inquadrature presentano il protagonista di spalle, riflesso in una finestra, attraverso uno specchietto retrovisore e dal basso mentre guida. Come in una sorta di acquario, dove il parabrezza costituisce il vetro da cui guardare, all’interno della sua auto l’uomo appare un pesce dentro l’acqua, senza bisogno di parole o compagnia. Laconico, ermetico, estremamente sensibile e dall’indiscussa moralità, indossa una giacca di raso bianca con uno scorpione giallo dietro e non ha un nome, o almeno noi non verremo mai a saperlo, quasi fosse realmente impossibile conoscerlo (e comprenderlo) appieno – ulteriore testimonianza di ciò è una maschera senza identità che indossa in un paio di occasioni.
Tratteggiata con un’idea ben precisa e la massima attenzione, la natura borderline di questo personaggio fuoriesce dai limiti dello schermo per imprimersi nell’anima di chi guarda, spingendolo sempre più a fondo nell’infernale gioco che di lì a poco sta per consumarsi. Per certi versi viene quasi da pensare ad un Taxi Driver (non a caso Palma d’Oro a Scorsese nel ’76) dei giorni nostri, forse solo meno “disturbante” e con una linea romantica più forte, che si è nutrita appunto dell’eredità di Hughes & co.
In bilico tra l’amore assoluto e la violenza più cruda, man mano che la storia prosegue si alternano momenti di una poesia mozzafiato a scene di un pulp estremo: lo spiazzante contrasto che ne esce è uno degli elementi che rende così particolare ed affascinante l’opera. A supporto di tale effetto, un impressionante uso della musica, che prende spesso il posto delle parole, al fianco di gesti e sguardi, aumentandone inevitabilmente la carica emotiva. Stesso discorso vale per i rumori associati alle azioni violente, di un realismo talmente forte e brutale da costringere i più impressionabili a tapparsi le orecchie oltre che gli occhi.
Nel mondo di Drive, non c’è quindi troppo spazio per le chiacchiere, quanto piuttosto per i fatti, ed affinché i personaggi possano esprimersi al meglio attraverso le loro espressioni/reazioni, la macchina da presa gli sta addosso, catturandone ogni più piccola sfumatura, dagli angoli degli occhi alle pieghe delle labbra.
Ed è anche così che emerge la bravura di attori come Gosling, Perlman e la Mulligan, indimenticabili pedine di un piano superiore, da cui si lasciano completamente trasportare ed attraversare. I denti serrati di Ryan, la risata sardonica di Ron, gli occhi brillanti di Carey: una simile naturalezza e una simile potenza non provengono dagli studi ma dal sentimento che si mette in un progetto.
Lo stile personalissimo di Winding Refn, che sa coniugare gli opposti, rappresentandoli senza timori e mezze misure, sfrutta tutte le risorse a sua disposizione – una su tutte, la fotografia di Newton Thomas Sigel – e fa sì che la pellicola risulti un capolavoro di regia. Ogni ralenti, ogni panoramica, possiedono un’energia fuori dall’ordinario, appassionante, dal gusto retrò e d’incredibile magnetismo.
La doppia vita del protagonista, sempre a contatto coi motori, lo descrive come uno che sa organizzare, aggiustare e rischiare: è su tali basi che si fonda infatti il suo rapporto con Irene.
Il labile confine tra buono e cattivo, tra giusto e sbagliato, tra caso e sfortuna, viene tirato in ballo attraverso la figura di questo (anti)eroe d’altri tempi e d’altri lidi, a cui sentiamo di essere intimamente legati e vicini. La sua solitudine, il suo muoversi furtivo per le strade di una città che sembra non (ri)conoscerlo, il suo sguardo mesto, ci appartengono oggi più che mai.
Trascinati, senza via d’uscita, in un’escalation di violenza dalle drammatiche conseguenze, arriviamo infine alla catarsi, agognata, necessaria, siglata dall’apertura di un paio d’occhi ed accompagnata dalle splendide note di A Real Hero dei College.


* Per saperne di più sul film, leggi il resoconto della conferenza stampa.

* Guarda qui la vignetta a cura di Eva Rossetti!

 

Scheda film

Titolo Originale Drive
Regia Nicolas Winding Refn
Soggetto dal romanzo omonimo di James Sallis
Sceneggiatura Hossein Amini
Fotografia Newton Thomas Sigel
Montaggio Matthew Newman
Musica Cliff Martinez
Cast Bryan CranstonCarey MulliganRyan Gosling
Distribuzione 01 Distribution
Origine USA
Anno 2011
Durata 100'
Genere Drammatico
Data di uscita Settembre 30, 2011

Trailer

 
 

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