13 Assassini

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Giappone, 1845. Shinzaemon Shimada (Koji Yakusho) è un celebre samurai le cui gloriose gesta spingono Doi (Mikijiro Hira), un importante consigliere di Stato, a chiedergli di porre fine alle innumerevoli violenze compiute dal giovane Naritsugu (Goro Inagaki), il fratellastro dello shogun. Il tempo a disposizione per portare a termine il compito è esiguo: Naritsugu deve essere eliminato prima che venga investito della nomina nel consiglio imperiale, carica che accrescerebbe il suo potere.
Convinto ad accettare il gravoso compito grazie ai disperati racconti dei testimoni costretti a subire i terribili atti di cui Naritsugu si è macchiato, Shinzaemon accetta di ucciderlo, pensando in questo modo di rendere giustizia a quanti hanno sofferto e di evitare le stesse atrocità al resto della popolazione giapponese.
Il samurai sa di non poter battere da solo un uomo tanto potente e protetto, per questo decide di arruolare alcuni tra i migliori combattenti che lui o i suoi fidati amici abbiano mai addestrato.
Tra gli altri, Shinzaemon coinvolge il valoroso pupillo Hirayama (Tsuyoshi Ihara) e il nipote in crisi esistenziale Shinrokuro (Takayuki Iseya).
Il gruppo degli “assassini”, composto dai dodici migliori samurai in circolazione, si arricchisce di un nuovo membro durante il cammino: Koyata (Yusuke Iseya), abbandonato dai suoi compagni nella foresta per aver sedotto la fidanzata del suo capo.
I tredici coraggiosi uomini mettono a punto una strategia per sconfiggere l’esercito di Naritsugu, guidato da Hanbei Kitou (Masachika Ichimura), acerrimo nemico di Shinzaemon, e arrivare così ad uccidere il crudele nobile.
La pellicola, presentata in concorso nella scorsa edizione del Festival di Venezia, è l’ultima fatica cinematografica del prolifico regista Takashi Miike.
Remake dell’omonima opera firmata da Eiichi Kudo nel 1963, 13 Assassini è un classico film jidaigeki (ossia di ambientazione nell’epoca dei samurai) e glorifica la levatura morale e il coraggio di questi guerrieri giapponesi, pronti a dare la loro vita, incuranti del numero o della forza dei nemici con cui si battono, pur di raggiungere gli scopi e gli ideali che si sono prefissati.
Il film, consigliato assolutamente ad un pubblico di soli adulti, non lesina violenza e immagini forti, volte a mostrare quanta spietatezza possa nascondersi nell’animo umano. Curioso è proprio il personaggio di Naritsugu, il nobile convinto che lo status sociale sia tutto ciò di cui ha bisogno per poter disporre delle persone a suo piacimento: non si crea alcun problema nell’uccidere, violentare o torturare gli sfortunati che casualmente incrociano il suo cammino.
Miike volutamente crea la figura di Naritsugu come quella di un uomo tanto crudele quanto folle e, alla resa dei conti, inutile: si esalta all’idea della guerra ma durante le battaglie rimane a guardare, colpendo gli inermi e nascondendosi dietro i suoi uomini che, per legge, devono difenderlo a costo della vita. L’evolversi della storia mostra un nobile che nonostante si ritenga invincibile e padrone del destino altrui per diritti di nascita, si dimostra alla fine per la sola cosa che è realmente: una creatura vigliacca e impaurita di fronte all’avvicinarsi della morte.
Non stupisce la notizia che durante la proiezione dell’opera di Miike a Venezia, il regista Quentin Tarantino abbia applaudito entusiasta alcune delle scene più cruente. Chiunque abbia visto qualche suo film potrà infatti ravvisare delle somiglianze tra il cinema tarantiniano e alcune scelte compiute da Miike: impossibile non pensare al sangue zampillante o alle teste mozzate del regista americano quando guardiamo Naritsugu calciare con disprezzo la testa di uno dei suoi soldati o la pioggia di sangue (nel senso letterale del termine) che investe i combattenti durante gli scontri.
Nonostante l’elevata durata della pellicola (124 minuti) il ritmo è sostenuto e scorre abbastanza piacevolmente per quasi tutte e due le ore. Soprattutto la seconda parte del film, caratterizzata dalla lunghissima battaglia (circa quaranta minuti), sarà sicuramente apprezzata dagli amanti del genere, ma anche chi non ne è uno sfegatato sostenitore potrà cogliere la bellezza di queste scene corali.
Il cinema giapponese è forse una tipologia cinematografica a cui il pubblico italiano è poco abituato e questa pellicola, sicuramente meritevole di essere vista, può costituire un buon punto di partenza per coloro che volessero scoprire il cinema orientale.

Scheda film

Titolo Originale Jûsan-nin no shikaku
Regia Takashi Miike
Fotografia Nobuyasu Kita
Cast Kôji YakushoTakayuki Yamada Yusuke Iseya
Distribuzione Bim
Origine Giappone
Anno 2010
Durata 124'
Genere Azione
Data di uscita Giugno 24, 2011

Trailer

 
 

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