We Want Sex

2.5
 

Nel 1968 a Dagenham, un piccolo sobborgo a ovest di Londra, si trovava il più grande stabilimento della Ford in Europa. Contava 55.000 operai e un piccolo reparto femminile di sole 187 donne, addetto alla cucitura della tappezzeria dell’automobile. Quando l’azienda decide di declassarle a operaie non qualificate e, conseguentemente ridurre il loro stipendio, queste decidono di proclamare il primo sciopero di operaie donne nella storia dell’Inghilterra.
Guidate dalla combattiva Rita O’ Grady (Sally Hawkins) e appoggiate dal sindacalista anticonformista Albert (Bob Hoskins) arriveranno a bloccare l’intera produzione della fabbrica e a scontrarsi con i propri mariti e col maschilismo del sindacato stesso che si rifiuta di appoggiarle. Dalla lotta per un salario più equo assumeranno gradualmente la coscienza dell’ingiustizia dello sfruttamento in toto della manodopera femminile, pagata per legge in misura inferiore rispetto a quella maschile, trasformando la lotta per il riconoscimento della propria professionalità in rivendicazione vera e propria della parità retributiva tra uomini e donne.
We want sex pone il problema di quei film in cui il messaggio è pienamente condivisibile ma la cui riuscita estetica discutibile. Il film si colloca sulla scia di quelle commedie operaie tipiche di certo cinema inglese (Buon compleanno Mr. Grape, ma anche L’erba di Grace dello stesso Cole) e riesce nel suo intento di saper unire una storia coinvolgente e ben strutturata, con dei protagonisti ben tratteggiati e delle problematiche sociali messe in campo. Purtroppo quello che manca è la capacità di raccontarle con uno stile che riesca ad offrire un punto di vista nuovo sugli eventi. E’ lodevole la volontà di fare un film su un momento in cui la lotta operaia si unì per la prima volta a quella femminista riuscendo ad ottenere la prima importante vittoria (nel 1970 l’Inghilterra promulgò la parità retributiva, subito poi seguita dal resto dei paesi). E in un momento come quello politico attuale, in cui quelle conquiste appaiono come un miraggio, questo film assume sicuramente un valore aggiunto, che però va oltre il valore estetico dell’opera in sé.
L’aspetto vintage del film riesce benissimo a ricostruire quegli anni pieni di agitazioni e speranza. E la lotta delle sue protagoniste, al di fuori di qualunque schema politico, mosse soltanto da uno spirito di giustizia, è narrata con calore e partecipazione, supportata anche da un cast ben assortito. E il regista sa descrivere bene l’ostilità e la diffidenza dei mariti e degli stessi ambienti di sinistra che dovrebbero sostenerle, dietro cui invece si nasconde un maschilismo duro a morire.
Il film però percorre la strada più battuta - e facile - per raccontare questa storia di presa di coscienza civile e poi di aperta ribellione: l’eroina ingenua ma tenace che guida e indirizza le compagne e che deve scontrarsi contro l’incomprensione del sindacato e del marito, è una figura troppo oleografica (per quanto interpretata da una brava Sally Hawkins), che soffoca la dimensione corale della protesta. Certo c’è molto rimpianto nel vedere un gruppo di operaie capaci di non chinare il mento ed organizzarsi spontaneamente semplicemente per protesta per quelli che, come dice la protagonista, sono “diritti, non privilegi”. E dà da pensare che quei diritti conquistati così a fatica in quegli anni oramai siano ora solo privilegi destinati a pochi, e alla dimensione collettiva prevalga uno sconsolante individualismo.
Il titolo italiano We want sex (il titolo originale è Made in Dangenham) sta per “We want sex equallity”, striscione di protesta che viene srotolato accidentalmente nel film solo a metà, suscitando lo sconcerto degli astanti.

Scheda film

Titolo Originale Made in Dagenham
Regia Nigel Cole
Sceneggiatura William Ivory
Fotografia John de Borman
Montaggio Michael Parker
Cast Bob HoskinsMiranda RichardsonSally Hawkins
Distribuzione Lucky Red
Origine Gran Bretagna
Anno 2010
Durata 113'
Genere Drammatico
Data di uscita Dicembre 03, 2010

Trailer

 
 

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