La scuola è finita

1
 

La scuola è finita nasce dalla voglia di indagare sulle condizioni drammatiche in cui versano gli istituti superiori periferici, di dipingere un ritratto disincantato delle moderne generazioni, di protestare contro un sistema mediatico che da troppo tempo ignora questa crisi, salvo cibarsene quando serve uno scoop: purtroppo però le pur valide intenzioni di Valerio Jalongo prendono una forma ora esasperata, ora straordinariamente sciatta, spesso e volentieri davvero poco verosimile.
Il giovane Alex Donadei (Fulvio Forti) si cala due paste durante la lezione: fa un giretto per i corridoi, ride e scherza in allegria (è sempre pittoresco osservare come questi film, apparentemente contro la droga, mostrino in continuazione l’universo magico in cui piomba un tossico dopo una dose), quindi si arrampica sul tetto e si getta nel vuoto.
La dichiarazione poetica di Jalongo è subito chiara: Alex sopravvive all’incidente senza problemi e la telecamera può iniziare a riprendere il suo terribile disagio interiore, il suo talento musicale, i suoi sogni e la luce che nasconde sotto piercing ed i pantaloni larghi; il prezzo della verità nuda e cruda (persino i protagonisti muoiono quando cascano dal quinto piano) si rivela subito troppo caro ed ecco allora che il regista si appropria di una particolare “licenza di mentire pur di stupire”.
L’alunno Donadei diventa oggetto del desiderio di due insegnanti ad un passo dal divorzio: il professor Talarico (interpretato da un Vincenzo Amato mai così poco convincente) scopre in lui un genio della chitarra e lo coinvolge nell’incisione di un brano, la professoressa Quarenghi (Valeria Golino) decide di offrirgli supporto psicologico extrascolastico, animata da sentimenti che non verranno mai spiegati fino in fondo.
Le infinite possibilità offerte dalla situazione inventata generano una confusione assoluta che impedisce di portare avanti un qualsiasi discorso propriamente critico: Alex è uno spacciatore dal cuore d’oro (lo spettatore viene invitato a più riprese a soffrire per l’inevitabile bocciatura di uno studente spesso assente e del tutto impreparato) ed i (pochi) professori giunti in suo soccorso si rivelano addirittura più instabili di lui.
Il ritratto della scuola si trasforma allora in una strana serie di accuse indirizzate a destinatari intercambiabili ed il film raggiunge vette di non-sense degne del surrealismo più estremo: la regia di Jalongo è sempre pronta ad invertire il significato della storia ed allora l’okkupazione (un cliché a cui davvero pochi hanno saputo rinunciare) può allo stesso tempo generare il trionfo del protagonista armato di chitarra elettrica e la distruzione fisica della scuola, così come il professor Talarico può fare uso degli stupefacenti del suo alunno preferito e poi indignarsi con lui quando viene allontanato dall’Istituto Pestalozzi.
La scuola è finita è una minirassegna (per lo meno dura soltanto 85 minuti) di situazioni e personaggi limite arcinoti al pubblico, perennemente in bilico tra il sogno di denuncia sociale e la necessità commerciale di attirare l’attenzione: il risultato è una sottospecie di melodramma con protagonisti vestiti di stracci, che prosegue a tentoni tra esplosioni liriche mancate (De André aveva torto: dal letame nascono sempre meno fiori) e sogni di rock’n’roll degni del peggior talent show.

Scheda film

Regia Valerio Jalongo
Sceneggiatura Alfredo CovelliDaniele LuchettiFrancesca MarcianoValerio Jalongo
Fotografia Stefano Falivene
Montaggio Mirco Garrone
Musica Francesco Sàrcina
Cast Fulvio FortiValeria GolinoVincenzo Amato
Distribuzione Bolero Film
Origine Italia
Anno 2010
Durata 85'
Genere Drammatico
Data di uscita Novembre 12, 2010
 
 

Box Office

 
 
 

Follow Us

facebook-icon icona_blu_800x800 twitter-iconmovies_vimeo_icon1

Facebook