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Il maestro e la pietra magica

1.5
 

All’epoca di Puskin, la Russia era la succursale della Francia, fortemente ammaliata dai gusti, dagli usi e dai costumi dell’aristocrazia e letteratura d’oltralpe. Oggi, dopo secoli di gloriosi avvenimenti, l’odierna Rus’ sguazza in un mare di reazioni al regime comunista, in cerca di una vera identità, sotto diverse forme di una rinascita edulcorata che dipinge chiese ortodosse tra un SUV di lusso e una babuška che vende mele in un sacchetto, al lato della strada. Il Novyj Russkij, prototipo del cittadino russo dell’epoca post-perestrojka, sembra mettere una croce, una volta per tutte, sulla recente storia della Santa Madre Russia: nessuno avrebbe potuto immaginare, prima del crollo del muro di Berlino, che le due potenze separate dalla cortina di ferro avrebbero potuto dare vita alla prima realizzazione della Disney interamente in lingua russa.
Il Maestro e la pietra magica (con regia di Vadim Sokolovkij) è ambiente da fiaba, in cui si parla di amore e delle gesta eroiche dei leggendari personaggi: dal Bogatyr alla Baba Jaga, tutti rigorosamente divisi in una gerarchia classista (come vuole la miglior tradizione fiabesca), una schiera di bizzarri interpreti del racconto dei boschi fa da cornice alla storia d’amore di Ivan (Maksim Loktionov) e Katja (Marija Andreeva), due giovani che devono fronteggiare la malvagità della Contessa di Pietra per coronare il loro sogno d’amore. I tratti popolari russi sono orgogliosamente intagliati nei tratti somatici dei protagonisti della fiaba su celluloide, nelle ambientazioni (che si alternano tra aridità oscura e colori accesi) e nell’insonorizzata comicità orientale.
Una storia per bambini che viene costretta nella sua stessa narrazione lineare, a volte troppo essenziale; basti pensare al finale in stile L’albero azzurro, con un’anziana narratrice che, a storia finita, tenta di stabilire un confronto con il pubblico e chiude la finestrella della propria casa, strappata ad un racconto dei fratelli Grimm. In questo caso, neanche un patto col diavolo riuscirebbe a raddrizzare le sorti della prima produzione russa della Disney, nonostante nel film ci sia un chiaro e grossolano riferimento sotto forma di classica combinazione del numero della Bestia. L’unico messaggio subliminale sembra essere quello di una voce che viene da un lontano passato: i tempi sono cambiati e la Russia, che si dibatte continuamente tra tradizione e innovazione, da sempre cerniera tra Oriente e Occidente, tenta in tutti i modi di demolire quelle resistenze dovute ad un retaggio del passato, almeno per quanto riguarda la settima arte. Risultato? Il folklore delle byline prodotto dal colosso americano di distribuzione cinematografica, in chiave fortemente tradizionale, sommessamente macchiata da un’elementarità di fondo troppo lineare per colpire lo spettatore. Chissà che faccia avrebbe fatto Brežnev.

Scheda film

Titolo Originale Kniga masterov
Regia Vadim Sokolovsky
Sceneggiatura Anna StarobinetsVadim Sokolovsky
Cast Liya AkhedzhakovaNikita MikhalkovYuri Kutsenko
Distribuzione Walt Disney
Origine Russia
Anno 2009
Durata 101'
Genere Fantasy
Data di uscita Luglio 23, 2010

Trailer