Vincitore del Premio della Giuria al Festival di Cannes 2009 – nel 2006 la regista Andrea Arnold se ne era aggiudicata un altro col suo primo lungometraggio, Red Road – e del Bafta 2010 come miglior film, Fish Tank è la storia della quindicenne Mia (Katie Jarvis), appassionata di hip hop e in costante conflitto con la giovane e scapestrata madre (Kierston Wareing). L’arrivo nelle loro esistenze dell’affascinante Connor (Michael Fassbender) forzerà i rapporti ed alcune situazioni, fino all’inevitabile quanto dolorosa conclusione.
L’inglese Arnold predilige, ancora una volta, il punto di vista femminile per affrontare temi delicati ed importanti, come la complessità dell’adolescenza, della crescita, delle relazioni all’interno di una famiglia problematica: la macchina da presa segue sempre e da molto vicino Mia, cosicché tutto passa attraverso il suo sguardo acerbo ma già indurito dalle difficoltà della vita. La sua ancora di salvezza è rappresentata dalla danza, che sembra essere l’unico modo e momento per essere se stessa, sentirsi libera – il tema della libertà appare una vera e propria ossessione per la protagonista, e tante sono le immagini che la evocano, da una cavalla in catene ad un palloncino che si libbra nell’aria – ed in qualche modo realizzata. È in questo discorso che si rivela cruciale la figura di Connor, da una parte modello maschile positivo ed incoraggiante, che si inserisce in quella sorta di vuoto paterno, dall’altra motivo di rivalità e di maggiore confusione.
Se il promettente Fassbender (emerso tra i Bastardi senza gloria) veste molto bene i non facili panni di un uomo in bilico tra istinto e responsabilità, capace di attrarre nonostante sia sbagliato, appare vincente anche la scelta di utilizzare una “non attrice” per il ruolo di Mia: l’esordiente Jarvis – notata in una stazione dell’Essex mentre discuteva col fidanzato, ha imparato a ballare per l’occasione – riesce a sfruttare credibilmente una fisicità delicata ed una naturale espressività, a contrasto con la durezza e la desolazione che la circondano.
Girato in 4:3, come a suggerire i limiti ed i vincoli imposti alla giovane protagonista, Fish Tank possiede il sapore forte del cinema indipendente, fatto di contenuti ed emozioni tangibili, che colpiscono intimamente e suscitano interessanti riflessioni.
Di particolare bellezza, infine, la colonna sonora, efficace anello di congiunzione e contatto tra il mondo di Mia e quello di Connor.