Sotto il cielo della Grande Mela aleggia lo spettro del dolore e della sofferenza: un ragazzo di appena 22 anni si suicida il giorno del suo compleanno, mentre una bambina assiste, impotente, all’omicidio della madre. Dieci anni più tardi, Tyler (Robert Pattinson) ed Ally (Emilie de Ravin) conducono un’esistenza vuota, ancora indelebilmente segnata dal lutto. Da quando il fratello è morto, il giovane è in perenne conflitto con la famiglia ed il rapporto con il padre (un bravissimo Pierce Brosnan) è rovinosamente in caduta; le cose non vanno meglio ad Ally, costretta a fare i conti con un padre (Chris Cooper) che, dopo la perdita della moglie, ha trovato rifugio nei (dis)piaceri dell’alcol. Un incontro fortuito tra Tyler ed Ally maschera, dietro la facciata della storia d’amore, i vuoti e le cicatrici interiori di due giovani destinati forse a non ritrovare più se stessi.
«Sulla via per l'inferno c'è sempre un sacco di gente, ma è comunque una via che si percorre in solitudine». E, parafrasando Bukowski, potremmo affermare che anche per le vie di una metropoli come New York di gente se ne incontra parecchia, ma – a detta di Allen Coulter (Hollywoodland) – ogni scorcio della città nasconde storie di quotidiana disperazione.
Più che una love story, Remember me è una storia sull’assenza di amore, di umanità, di (com)passione (verso se stessi e gli altri), giocata (fin troppo) sui vuoti e le “mancanze”, tanto dei due protagonisti, quanto delle figure di contorno. Un racconto “minimalista”, insomma, in cui la tragedia sembra essere legata ad un vissuto soggettivo, piuttosto che ad una realtà oggettivamente drammatica. Questo almeno fino a quando lo spettro della Storia (quella con la “s” maiuscola), in una sorta di grottesco continuum, non getta la propria ombra tanto sui singoli quanto sull’intera umanità: evento catalizzatore che, nell’istante drammatico, ha il potere di mostrare un ritorno di umanità, di (ri)creare delle “connessioni emotive” tra i personaggi, in un universo senza più sfumature, in cui il peso della tragedia elimina le differenze tra gli individui.
Gli intenti di Coulter sono, a tratti, lodevoli, peccato che il racconto si perda in tutta una serie di situazioni già ampiamente viste ed eccessivamente estremizzate. La macchina da presa si muove spesso in modo freddo e calcolato: alcune inquadrature – studiate su misura per il vampiro ribelle Robert Pattinson, stile grunge, sigaretta e chitarra – non restituiscono la giusta verità ad un racconto che conosce i suoi momenti migliori solo verso lo scioglimento finale.
* Se vuoi saperne di più sul film Remember Me e vedere le foto della premiere newyorchese, vai al nostro articolo.