Youth - La giovinezza

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Fare un film dopo aver vinto un Oscar è un’operazione notevolmente complessa. La statuetta dorata è sempre stata infatti un’arma a doppio taglio perché se da un lato consacra al contempo carica chi la riceve di una forte responsabilità nei confronti di critica e pubblico per quanto riguarda i lavori a venire. E così è stato per Paolo Sorrentino che, ancora reduce dal boom di popolarità post La grande bellezza, era quest’anno uno dei registi più attesi al festival di Cannes nonostante andasse a completare un tridente che insieme con Nanni Moretti e Matteo Garrone schierava il miglior cinema italiano.
Youth riapre la parentesi internazionale iniziata nel 2011 con This must be the place, condensa le tematiche della filmografia precedente e prosegue a tratti sull’onda dell’ipertrofia visiva de La Grande bellezza. Ed è proprio questo continuum con la pellicola precedente, dalla quale in qualche modo Sorrentino non riesce a distaccarsi, a generare un appiattimento che sfocia sovente in una dichiarata autoreferenzialità e grande consapevolezza della propria arte.
A ben vedere Youth non è propriamente un film che parla di giovinezza, nel senso stretto del termine, quanto piuttosto della problematica che da Titta Di Girolamo a Jep Gambardella sembra angosciare la maggior parte dei protagonisti del cinema di Sorrentino ovvero la chiusura in un’ovattata anaffettività e apatia che reprime le emozioni e teme i cambiamenti della vita. Un male che non affligge solo la terza età ma anche un giovane attore alla ricerca del suo personaggio (Paul Dano), una ragazzina semi lobotomizzata che si prostituisce, un caricaturale Maradona obeso che palleggia con una pallina da tennis, una donna (splendida Rachel Weisz) appena mollata dal fidanzato e perfino un’apparentemente insulsa Miss Universo che ha le forme procaci della rumena Madalina Ghenea. In un facoltoso albergo svizzero situato fra le Alpi incantate, un luogo dove il tempo è sospeso e il silenzio è schiacciante, i personaggi si trovano faccia a faccia con se stessi e i propri demoni. Nel contesto il contatto fisico e anche visivo, inteso quindi come esperienza di condivisione di uno spazio, e il dialogo diventano risolutivi nella stabilizzazione e risoluzione dei rapporti umani.  È ancora decadente questo Sorrentino, lo è nell’immobilità dei corpi nudi rattrappiti schierati in ordine o deambulanti secondo una routine predefinita, nella fissità degli sguardi, nella malinconia sonora, nell’ineluttabilità delle esistenze narrate. Ma è anche speranzoso e dunque la giovinezza del titolo indica una rinascita, un ritorno alla vita che si traduce fondamentalmente nell’accettazione della propria condizione.
La sempre apprezzabile scrittura del regista napoletano, che si distingue stavolta per il fatalismo ironico emergente in particolare nei dialoghi fra il protagonista ex direttore d’orchestra Fred (Michael Kaine) e l’amico Mick (Harvey Keitel), scivola troppo spesso in sentenze didascaliche o in battute caustiche che rubano facili sorrisi allo spettatore. I grotteschi e felliniani intrattenimenti circensi, affascinanti giustapposizioni ne La grande bellezza, risultano in Youth riempitivi talvolta gratuiti che ricordano marcatamente il film precedente. Le pur seducenti sequenze oniriche insieme ad una regia a cui tanto piace crogiolarsi nel virtuosismo (e che adora il ralenti) rivelano una ricerca estetica un po’ fine a se stessa soprattutto se si pensa che alcuni dei momenti più intensi si realizzano poi nella semplicità di un campo e controcampo (la scena ad esempio in cui Fred e la figlia Leda parlano della madre). Nonostante il finale riscatti molto la pellicola quello che si percepisce terminata la visione è sia un senso di spiazzamento che di incompiutezza derivanti essenzialmente da una mancanza di intensità, un sentimentalismo frigido che non riesce a scavare a fondo nell’animo umano nonostante la profondità degli argomenti e che non può stavolta nascondersi dietro il formalismo stilistico.
Critiche a parte Youth merita comunque la visione, fosse solo per quanto ha fatto parlare di sé a pochi giorni dall’uscita e per la divergenza di giudizi che ha suscitato.

Scheda film

Titolo Originale Youth
Regia Paolo Sorrentino
Sceneggiatura Paolo Sorrentino
Cast Harvey KeitelMichael CaineRachel Weisz
Distribuzione Medusa Film
Origine Gran BretagnaItaliaSvizzera
Anno 2015
Durata 119'
Genere Drammatico
Data di uscita Mag 20, 2015

Trailer

 
 

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