La principessa Letizia (Sarah Felberbaum) è frustrata perché viene ignorata dai paparazzi e le sue azioni benefiche non hanno nessun riscontro mediatico. Per ovviare a questo, Anastasio (Christian De Sica), il ciambellano di corte, escogita un piano: organizza un finto fidanzamento tra la principessa ed Antonio (Alessandro Siani), un napoletano disoccupato e scroccone. L'arrivo dell'esuberante ragazzotto partenopeo attirerà il gossip sul piccolo principato, ma scatenerà lo sconquasso dell'intero castello.
Alessandro Siani fa il salto nel vuoto: scrive e dirige il suo primo film da regista. Dopo i successi attoriali da nord a sud, confeziona una favola romantica, soave, raffinata e, ovviamente, molto divertente. Non è cosa facile riuscire a centrare il bersaglio al primo colpo, soprattutto se hai determinati pesi che l'opinione culturale continua a farti gravare dimenticandosi che ognuno è diverso dall'altro e che l'ispirazione si può prendere solamente dai grandi del passato pur senza cambiare mai l'essenza di noi stessi.
Questo punto è sempre stato un fattore chiave nella carriera di Siani ma, per sua intelligenza e bravura, è costantemente riuscito a districarsi dai paragoni ingombranti. La pellicola ha un'aria garbata e vagamente ''disneyana'', dove ci sono tutti i punti focali del classico ''C'era una volta''. La forza del film sta però nel rivedere tutti gli elementi fiabeschi e attualizzarli al nostro presente: c'è una principessa a cui importa solo di farsi notare, c'è un Re che è tutt'altro che reale ed un principe che ha dei modi abbastanza gretti e di azzurro ha solo gli occhi. Sebbene non ci sia un cattivo vero e proprio, come in tutte le fiabe che si rispettino, la malvagità è incarnata da qualcosa di ancor più terribile: il pregiudizio. I preconcetti verso i ceti sociali meno agiati, i preconcetti verso il popolo e i preconcetti verso chiunque si comporti in maniera diversa dalla nostra sono estremamente evidenziati e sbaragliati dall'evolversi della storia. Com'è normale che sia c'è una marcata dose di napoletanità che satura la scena ma non la rende mai eccessiva e stucchevole; Siani riesce a dosare gli ingredienti in una commedia in cui si ride con affetto e spassionato sentimento. Funziona tutto: la storia, la regia e gli attori; Christian De Sica, nell'insolito ruolo ''spalla'' (di lusso), non oscura mai il nostro principe regalandogli degli assist d'alta comicità. Il Principe Abusivo parla con spensieratezza e pulsante esuberanza al pubblico, mostrandogli i vizi e le virtù da cui nessun ceto sociale può prescindere.
La commedia (all') italiana esiste ancora ed è viva e palpitante. Basta aprire gli occhi. E la mente.